SALVATORE SALAMONE


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Michele Pilato

critics


Lo scultore, pur rimanendo pittore, fedele all’antico colloquio, pure slarga i confini dove quello avveniva: sono cresciuti gli agganci, affiorano a mio parere, nuove sollecitazioni, collo svilupparsi, evolversi, integrarsi della sua vita di relazione, e la scultura, nella sua essenzialità formale, è propria di uno spirito inquieto, propria di chi si trovi insoddisfatto, incredulo che un tesoro di nuove e originali esperienze possa mortificarsi in forme inadeguate, divenute quasi spettrali e non in espressioni ricche di nuova linfa.
Case dai grigi di periferia, lande assolate, distese immense punteggiate di alberi, luoghi che non hanno un nome e che sentiamo vicini anche se non rassomigliano a nessun posto.
Paesaggio esteriore e paesaggio interiore fusi insieme come non mai in un corpo traslucido che si lasci attraversare dalla luce e che non lascia cercare e scorgere se non con l’immaginazione.
E’ il contatto diretto con la realtà quotidiana che porta Salamone a questa incantante liricità di visione e i suoi personaggi acquistano il tono di un miraggio malinconico.
E’ il silenzio creativo, quello che l’artista continua a darci con le sue tele; è tutto un tesoro di esperienze in cui egli crede, anche se le creazioni scultoree recenti ci portano a pensare che dimensioni nuove e originali daranno alla sua opera insieme alla continua ricerca, forme sempre più dense di vita.
Immediata, la pittura di Salamone senza mai cadere nel casuale, appare sempre nuova e originale per la disponibilità che egli ha di accogliere sia pure inconsapevolmente i messaggi di Rosai, Carrà, Morandi che molto bene conosce ed apprezza.
Ma è chiaro che si parla di lezioni accolte e di spiriti informatori, non di pura e semplice imitazione.
Le sue sculture rendono testimonianza di un prezioso momento di trapasso nella sua attività artistica: un linguaggio sempre più sciolto e attuale che sembra costituire sempre più la base omogenea di un contesto pittorico più pregno di contenuti significativi.

(dal catalogo della mostra "Incontro ‘73" con Bruno, Spena)
1973.



PAESAGGI SICILIANI


Nel suggestivo mondo della pittura, Salvatore Salamone ha indubbiamente scoperto una sua profonda ragione di vita: la fluidità e la trasparenza dei suoi colori, la essenzialità espressiva, lo slancio emotivo e poetico con cui dipinge le tele testimoniano dell'impegno con cui egli affronta l'arte pittorica senza virtuosismi accademici e con un segno per niente impacciato, assolutamente scevro da concessioni al facilmente piacevole.
Quasi sempre pochi, essenziali gli elementi che compongono i paesaggi: un colle ammantato di gialli e degradante verso lontani orizzonti con qualche albero disseminato qua e là in una distesa a perdita d'occhio con messi lussureggianti, delle case alla buona accostate le une alle altre, una strada il cui tracciato di lì a poco scompare tra i viziosi meandri di un villaggio assolutamente inventato. Pochi elementi con cui risulta evidente lo strettissimo legame tra la sua sensibilità accesa, vivissima e le esperienze naturalistiche e poetiche - forse anche di sapore impressionista - attraverso cui egli esprime se stesso in una spontanea partecipazione emotiva.
La calda colorazione, la finezza straordinaria di toni denotano inoltre una rara sensibilità pittorica e insieme quasi il desiderio di imprimere sulle tele la nostalgia accorata di chi assapori per l'ultima volta sentimenti che poi perderà per sempre; ed è così che le dense chiome degli alberi, le case, gli spazi immensi dei suoi cieli dicono di silenziose, arcane, pensose immagini evocative.

(dal catalogo della mostra personale alla galleria "Il trittico")
1972.




AD ELEUSI

Ad Eléusi, all'esterno del tempio, bionde messi di grano fanno solari campiture giallo-ocra, intense, e man mano lo sguardo degrada verso lontani orizzonti, sono lingue di mare color di cobalto. A poche miglia più a sud è forse Atene con la sua acropoli i suoi santuari doricigli anfiteatri marmorei. Alcuni dipinti di Salvatore Salamone, del libro "ll sole a tre punte - liriche commentate sulla Siciliami riportano in quel luogo di iniziazione mistica. Il sacerdote mostra una spiga di grano agli iniziandi della pianura eleusina, e Gibil-Gabib, Pietrerossa, Sabucina, sussultano, e sono pianure assolate da dove un uomo, insieme alla meraviglia del piccolo zoo, portava a casa fantasie e memorie di luoghi, di contrade, siti d'ombre e valli di calura, i colori del gelo e dell'arsura, dello schiaffo d'acqua e del getto del sole:visioni antiche, espressione della profusione sovrabbondante di vita, emozioni disperate e felici, pensieri di un padre che affonda sicuro nell'ignoto, quando avevano ancora un sorriso innocente le cose.
Elèusi si fa immagine reale: Pietrarossa. E nel centro del quadro Demètra severa nel suo volto corrucciato e grave. L'ira della dea è per il rapimento della diletta Persefone da parte di Ade.
Ma tutto questo è un ricordo, un ri-accordo per memorie liceali, intenso sentire di affetti antichi.
Ritorno a Firenze con il treno di sempre, attraverso deserte pianure rotte solo da monotoni ciuffi di sterpi: è d'agosto. Solo albero verde queste preziose figure contenute nel libro, che io seduto in uno scomparto guardo: unica verde speranza al mio eterno migrare.
Ancora per poco riconoscerò odori e colori; il tempo di varcare lo stretto. Sensazioni quasi dimenticate eppure familiari emergono dai campi e mi vengono incontro come antiche amicizie mai lasciate
Tra poco sarà sera. ll grosso volume mi riporta alla casa dell'artista di via Calafato tappezzata di quadri, grandi, solari, mediterranei, e l'eco è di Elèusi, santuario ineffabile di arcane significazioni. Spighe bionde di grano offerte a Demètra e Persèfone per mano di sacerdoti ieratici e surreali. Ricordo Salamone nel suo laboratorio, intento e attento a colorare catartici cieli turchesi e mari salmastri. Parlava di politica, la sua seconda grande passione dopo la moglie e i suoi figli. Toni elusivi ma polemici, di intelligenza delusa. Sono molti gli scacchi che la democrazia in ltalia ha dovuto subire nel corso di questi decenni -mi diceva. E intanto i suoi pennelli nervosi coprivano di blu cartoni immacolati. Ho perso la voglia di partecipare,e i suoi occhi profondi, scrutando orizzonti futuri e possibili cambiamenti, improvvisi si illuminavano. Poi mi parlava dell'imbarbarimento politico e della volgarità di beghe locali, della squallida omologazione livellante, di spazi mancati, di differenze culturali, sociali e politiche defraudate. "Da questo momento, - urlava - voglio fare il pittore e basta!E con questo intendeva riaprire spazi nuovi a se stesso, scoprendo distanze più prossime al cuore fra le cose e il loro senso, misurandone lo scarto con nuovi pensieri.
Forse, mi chiedo, la politica è ormai forma esurita di interpretazione della convivenza? Scopro col pensiero su altre pareti della casa fotografie giganti, frutto di operazioni estetiche di data non recente che riproducono, all'interno della chiesa ecumenica, gerarchie ecclesiastiche in momenti di solenni concilii o dorati conclavi: è Roma: alti prelati in scanni dorati ermellino e porpora alle soglie del terzo millennio sulla barca di Pietro. E l'artista, avviluppato in schermi trasparenti, ignudo, disorientato ed ineffabile: enigma di materia cosciente che soffre la propria trascendenza in una esperienza di ascolto come canto della lontananza di Dio e annuncio del suo avvento. Ignudo come il poverello di Assisi, ma severo come il Cristo risorto di Raffaello nel mezzo di un poster gigante ammonisce: “Tutto è rivelazione, tutto lo sarebbe se fosse accolto allo stato nascente!”
Sono ancora in treno. ll cielo, la terra le cose cominciano a sfumare in un variatissimo grigio. Torno al libro e alla riproduzione dei suoi quadri bellissimi:
azzurro è un tramonto marino: manca la luna che adesso vedo in cielo ed è per me come un alone di splendore morbido, scremata e tenera come un bacio che scende nel cuore lentamente. Ora il silenzio della notte non più mi sgomenta e la solitudine non mi fa più paura.
La mia penultima tappa è Arezzo. Come ad Eleusi Salamone: le sue opere non sono solo spettacoli di colori e di luci, ma "un farsi evento della verità dell'essere" nascosto in noi. Convivono nell'artista tre anime che adesso riassumo e che sono la sintesi del discorso di sopra. La dimensione politica, la ricerca poetico-estetica come farsi spettacolo della verità dell'essere nella storia, l'esperienza spirituale. Tre anime, tre momenti di un unico mondo, tre dimensioni strettamente connesse e interdipendenti, come se un progetto autentico di trasformazione del mondo e dei suoi linguaggi espressivi, oltre che di pensiero e relazionali, debba necessariamente sgorgare dalla più profonda autotrasformazione personale.
Ma c'è dell'altro. Quel mattino Salamone insisteva: “Siamo arabi!”e forse alludeva alla grande pacifica tolleranza orientale, ai lunghi tempi di immaginazione e di poesia, alla convivenza, all'ascolto e al silenzio; di contro è la chiacchiera, il rumore dell’Occidente metropolitano e irreale. Un dubbio è per me: forse veniamo dall'Oriente e abbiamo dimenticato la nostra alba dove sono nate le nostre credenze che ancor oggi conserviamo senza memoria e senza fedeltà? Abitiamo la terra della sera, l'Occidente appunto, destinata a ospitare, dice Nietzsche, il tramonto di quella luce che aveva accecato lo schiavo appena uscito dalla caverna (vedi il mito della caverna di Platone - Repubblica Cap. VlI). L'uomo ha perso quella luce, la visione della verità, e il suo spirito razionale costruendo logiche predicative preconfezionate che non lasciano spazio al crescere del ricordo di ciò che siamo, rivelano la grigia povertà di un mondo devastato e sconvolto. Ad Eléusi l'uomo trovava una speranza, una esperienza mistica dell'Essere, un pensiero di Dio. Eléusi è il dono della poesia, il Nuovo Giorno come eterna pienezza di un'alba senza fine. Sono vertigini di pensiero. Salamone e l'arte: il ritmo che muove le cose: potenzialità creative per nuove modalità di attenzione; una via, una vela, una possibilità di rigenerazione; un transito, un movimento, un'emozione; un farsi spettacolo del senso della vita, della storia.
La gente ad Eleusi, ad Epidauro, ad Atene ama riversarsi nei teatri a vedere spettacoli, dice Platone, ma l'artista vede il farsi spettacolo della verità dell'Essere, e io aggiungo non la forma ma il formarsi dell'evento estetico egli vede, l'accoglienza del silenzio per disporsi all'ascolto della parola: è la rinconciliaziane col mondo, afferma Nietzsche, sia pure attraverso l'impulso dionisiaco nella cui esaltazione l'individuo sparisce; e sarà ancora un poderoso avvicinarsi della primavera che penetra gioiosamente tutta la natura e si destano quegli impulsi nella cui esaltazione l'elemento soggettivo svanisce in un completo oblio di sé”; e sotto l'incantesimo dell'arte non solo si restringe il legame tra uomo e uomo, ma anche la natura estraniata, ostile, o soggiogata celebra di nuovo la sua festa di riconciliazione col suo figlio perduto, l'uomo.


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